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Prime Esperienze

LAURA RACCONTA 12


di lektor1
13.04.2026    |    2.588    |    3 9.8
"“Tutto bene Laura?” mi chiese a bassa voce, “mi sembri distratta oggi…” Prima che riuscissi a rispondere una nuova vibrazione intensissima mi fece quasi sussultare..."

Maria e Stefano avevano organizzato una cena per ringraziarci dell’ospitalità che stavamo dando ad Andrea. Ci avevano invitati nella casa di campagna dove Maria si era prodigata nel preparare una cena squisita.
Per l’occasione aveva deciso che ci saremmo fermati per la notte considerato il fatto che a tutti noi piace bere e che il rientro a casa sarebbe stato lungo e pericoloso dopo la cena.
Maria indossava un vestito a fiori che metteva in evidenza il suo fisico, una bella scollatura davanti lasciava esposto agli sguardi dei tre uomini il suo seno sodo e abbondante.
Io da parte mia avevo scelto un vestito lungo abbottonato davanti, avevo volutamente lasciato sbottonata la parte bassa della gonna in modo da mostrare le gambe e un pezzo di coscia ogni qualvolta mi muovevo.
Ci accomodammo al tavolo, Andrea volle assolutamente sedersi accanto a me, di fronte c’era Stefano, mio marito capotavola con a fianco Maria e Andrea.
La cena iniziò con alcuni antipasti freschi preparati da Maria, che è un’ottima cuoca, Stefano continuava a ringraziarmi per l’ospitalità che avevamo dato a suo figlio.
Era felice dei notevoli miglioramenti nello studio e ci offrì di trascorrere con loro quindici giorni nella casa al mare per sdebitarsi.
Mio marito accettò volentieri l’offerta, l’idea di passare un periodo con sua sorella, che per motivi di lavoro e distanza, vedeva pochissimo lo rendeva felice.
La cena continuava tranquilla, si stava organizzando la vacanza, quando sentii la mano di Andrea appoggiarsi su un mio ginocchio e lentamente scivolare lungo la mia coscia.
Istintivamente strinsi le gambe per impedirlo, la situazione era molto rischiosa e totalmente inopportuna. La mano di Andrea forzava la mia resistenza insinuandosi tra le mie cosce provocandomi una sensazione di paura che, dopo che sentii il piede di Stefano accarezzarmi un polpaccio in maniera sensuale, si trasformò in un brivido di piacere che mi pervase il corpo.
Guardai negli occhi Stefano che mi rivolse un sorriso sardonico continuando ad insinuare il suo piede tra le mie gambe.
Per qualche attimo smisi di parlare, rivolsi il mio sguardo ad Andrea che si rivolse a me con un bicchiere in mano “Vorrei fare un brindisi a mia zia, senza le sue attenzioni non avrei raggiunto i miei obbiettivi!”
Il piede di Stefano aveva superato le mie ginocchia e mi stava accarezzando sensualmente l’interno coscia, la mano di Andrea stava fiorando il mio perizoma procurandomi una sensazione di piacere così intensa che faticavo a mantenere la calma.
Guardai in direzione di mio marito ma lui era impegnato in una conversazione fitta con sua sorella Maria.
La mano di Andrea aveva raggiunto il mio perizoma, la sentivo trafficare sotto il mio slip, spingere un piccolo oggetto tra le labbra della mia vagina che si erano inumidite a causa delle sue dita e del piede di suo padre che continuava a stuzzicarmi l’interno coscia.
La situazione durò alcuni minuti, poi Andrea dopo avermi stuzzicato per un attimo il clitoride sfilò la sua mano lanciando uno sguardo d’intesa al padre che lentamente sfilò il suo piede.
Guardai i due uomini con uno sguardo feroce, di riprovazione, mi avevano messo in pericolo.
Ero particolarmente irritata sia con Stefano che si era preso una libertà che non gli spettava che con Andrea il quale aveva osato oltre ogni buonsenso.
Una vibrazione delicata si diffuse in me. Poi un’altra più intensa.
Un brivido mi pervase il corpo, piacere, terrore, la sensazione che quello che mi stava accadendo sarebbe finito in tragedia.
Facevo uno sforzo immenso a mantenere un'espressione neutra sul viso, per non tradire l'onda di piacere che mi stava travolgendo. Le sensazioni, amplificate dal rischio di essere scoperta, erano quasi insopportabili. Sentivo i miei capezzoli diventare duri, spingere contro la stoffa del vestito. Per fortuna, la stoffa era abbastanza spessa e si notavano appena.
Cercavo di mantenere lo sguardo verso un punto indefinito della tavola, annuivo ogni tanto mentre sentivo gli altri parlare. Maria ogni tanto si rivolgeva a me per un commento, un parere ed ogni volta che il suo sguardo incrociava il mio sentivo il cuore sussultare di paura.
Ad un certo punto il mio sguardo incrociò quello di Stefano, distolsi gli occhi dai suoi sentendomi avvampare il viso causa una vibrazione molto più intensa delle altre.
“Tutto bene Laura?” mi chiese a bassa voce, “mi sembri distratta oggi…”
Prima che riuscissi a rispondere una nuova vibrazione intensissima mi fece quasi sussultare.
Il suo sguardo era penetrante, inquisitore, certamente aveva capito cosa mi stava accadendo.
Il piacere continuava a montare, e con esso, una nuova sensazione. Il calore, l'umidità. Sentii i miei succhi bagnare il perizoma nero che indossavo sotto il vestito. Il tessuto assorbiva l'umidità, ma presto non fu sufficiente. Una piccola chiazza umida cominciò a formarsi sul vestito, poi sulla sedia, un'inevitabile conseguenza di quel gioco pericoloso. Non sapevo come avrei fatto a nasconderlo, o a spiegarlo. Ero in trappola, tra il piacere inebriante e la paura di essere scoperta.
L’impercettibile ronzio delle vibrazioni dell'ovetto era per me come un'orchestra impetuosa, un crescendo che assorbiva i miei pensieri e la mia attenzione. Il piacere era così intenso da farmi vacillare sulla sedia, e ogni fibra del mio corpo urlava di liberazione. Sentii nuovamente la mano di Andrea, nascosta sotto il tavolo, stringere con forza la mia coscia, le sue accarezzare sensualmente la mia carne. Provai ad allontanarla me era un tentativo disperato di ancorarmi alla realtà, di contenere la marea di sensazioni che mi stavano travolgendo, ma ogni pressione, ogni piccolo movimenta della sua mano, riusciva ad amplificare la scarica elettrica che percorreva il mio corpo.
Non riuscivo a capire nemmeno una delle parole che veniva dette mi sembravano solo un lontano brusio, un rumore di fondo privo di significato. Il mio cervello era occupato solo ed esclusivamente a gestire quel piacere proibito, a non far trapelare nulla.
Mi mordevo il labbro inferiore con una tale forza che potevo quasi sentire il sapore metallico del sangue, un piccolo prezzo da pagare per soffocare i gemiti che minacciavano di sfuggirmi. Ogni muscolo del mio viso era teso in uno sforzo eroico di mantenere una maschera di indifferenza. Sentivo il calore irradiarsi dal basso ventre, la chiazza umida sotto di me che si allargava, e la consapevolezza che il mio perizoma, era completamente impregnato.
"Stai davvero bene, Laura" mi chiese nuovamente Stefano, la sua mano che si allungava e mi prendeva la mano. Fu in quel momento che la paura mi colpì più forte del piacere. Vidi che l’altra mano era nascosta sotto il tavolo, mi stava torturando con un telecomando, lo avevo capito dal suo sguardo. Sorrideva ogni volta che la vibrazione aumentava anche se non poteva mai immaginare cosami stava provocando. Riuscii a tirare fuori un "Sì, ho solo un principio di cefalea." Con una voce un po' roca.
Il fremito che provai fu immenso, qualcosa di mai provato, con immensa difficoltà trattenni un urlo di piacere, il mio corpo ormai sottoposto a quella tortura, faticava a rispondere agli stimoli.
Fu un momento di immenso piacere poi il buio.
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